La città nel medioevo

La città medioevale si sviluppò attorno al porto più importante dell’isola, l’Emporiò. Fu ricostruita applicando i modelli di città ideale medievale europea, secondo un progetto urbanistico razionale, che segueva un metodo scientifico. A quel tempo i Cavalieri occupavano il Castello, centro amministrativo e religioso dell’isola che conteneva edifici di funzioni diverse come l’Armeria, l’Ospedale e, il più importante di tutti, il palazzo del Gran Maestro mentre nella città risiedevano i Greci. Costruzioni importanti del castello erano anche le residenze, che contenevano le dimore e le sale di riunioni di Cavalieri della stessa nazionalità.

Intorno alla città si estendevano i famosi giardini di Rodi, pieni di alberi da frutta. I viaggiatori del XV secolo ammiravano il giardino del Gran Maestro, che si trovava vicino al suo palazzo, nel quale, tra l’altro, vivevano animali esotici come struzzi e pavoni, e un cane da caccia che, secondo i viaggiatori dell’epoca, aveva zampe da uccello. Il giardino era ornato da statue antiche che i Gran Maestri avevano raccolto da vari luoghi. Era un luogo di svago, strutturato secondo le concezioni rinascimentali.

A Mandraki, sul lato nord-ovest, molto vicino a dove oggi si trova l’ospizio di Murad Re’is, c’erano la chiesa di S. Antonio e il cimitero dei cavalieri semplici.

La città murata (come fu anche nel periodo bizantino) era divisa in tre parti. La prima era il Palazzo del Gran Maestro, costruito a Nord-Ovest sul punto più alto della città, che aveva la funzione di centro amministrativo e acropoli, ultimo rifugio dei difensori. Una cinta interna in direzione Ovest-Est divideva l’abitato in altre due parti. Quella nord, più piccola, che si chiamava Collachio (Chastel, Chàteu, Castrum, Conventus o Castellum). Comprendeva il Palazzo del Gran Maestro, S.Giovanni del Collachio la grande chiesa dell’Ordine dei Cavalieri, S. Maria del Castello (cattedrale dei Latini, prima dell’occupazione di Rodi da parte dei Cavalieri era la chiesa metropolitana degli Ortodossi), gli alberghi delle lingue, l’Ospedale e le residenze dell’arcivescovo latino dei Cavalieri.

Nella parte nord-est del Collachio si trovavano l’Arsenale e l’Armeria. La parte sud con l’abitato, più grande, era la città vera e propria, che negli anni del dominio dei Cavalieri veniva chiamata Ville, Burgus o Burgum. Qui abitava un miscuglio di razze e di nazioni; non sono stati individuati quartieri con una particolare composizione di nazioni o di classe. Solo la piccola comunità degli ebrei viveva separata nella parte est della città, la Giudecca(Juifrie).

In generale le strade della città, come in tutti gli abitati medievali, erano strette e tortuose, strutturate in base alle necessità di guadagnare spazio abitativo all’interno della città limitata e cintata. Tuttavia lo scavo di ricerca ha dimostrato che attorno ad alcune chiese c’erano degli spazi liberi, che servivano come cimiteri o come giardini. Nelle miniature del codice di Caoursin si distinguono questi giardini. Molte strade medievali, con numerose deviazioni, si articolano sull’asse stradale della città ellenistica, come le odierne vie Sokratous, Ippotòn, Aghiu Fanouriu, Dimosthenus ed altre. Il centro dell’attività economica era il mercato, che durante il dominio dei Cavalieri si chiamava Magna et Communis Plateo o Macellus Rhodi o Macellus burgi Rhodi. Era una strada larga e lunga. Partiva da Ovest della porta (in seguito bastione) di S. Giorgio, e in direzione est attraversava le odierne via Apollonion e Sokratus ed arrivava alla porta della Marina. Da lì continuava il suo percorso attraverso la Giudecca, per finire circa all’altezza della torre d’Italia o del Carretto. Limite nord del mercato era la cinta del Collachio, quello sud si trovava due o tre metri più a Sud dell’odierno limite di via Sokratus.

La lunghezza del mercato raggiungeva quindi i 50-60 metri. Le botteghe, i magazzini ed i laboratori si trovavano sul lato sud, mentre su quello nord dominava la cinta del Collachio, che nell’ultimo quarto del XV secolo aveva sul davanti un largo fossato. Il mercato era anche centro di scambi commerciali e di borsa e, nel contempo, comprendeva al suo interno il tribunale penale, la Castellania e la Basilica Mercatorum, dove venivano giudicate le contese commerciali. Il sito del mercato era adibito probabilmente allo stesso uso anche nell’antichità ed ha conservato tale funzione fino a pochi decenni fa. Luoghi d’incontro e di manifestazioni sociali erano costituiti, oltre che dal mercato e dagli edifici pubblici, anche dalle chiese ortodosse e cattoliche che erano sparse in tutta la città. Per gli uomini c’erano le taverne, dove bevevano e giocavano a carte o a dadi, come è riportato nel famoso poemetto di Emanuele Limenites La peste di Rodi. Lo stesso poeta scrive che luoghi d’incontro delle donne erano i bagni, le fontane e i giardini della città.

Invia commento