Attività bellica

Dopo aver completato il loro insediamento a Rodi, i Giovanniti, ormai politicamente e militarmente, aspiravano, insieme alle altre potenze, a perseguire quasi gli stessi fini nel Mediterraneo orientale e cioè l’acquisizione di teste di ponte in Asia Minore e in Medio Oriente e il dominio sulle vie commerciali Oriente-Occidente.

A tale scopo nel 1334 strinsero un’alleanza con la Santa Sede, la Francia, Venezia e Cipro. Nel 1344 gli alleati presero Smirne, importante centro commerciale e notevole posizione strategica. Dopo tre anni (1347) la flotta alleata vinse quella turca in una battaglia navale vicino a Imvros. Nello stesso periodo il sultano d’Egitto minacciò il regno cristiano di Armenia. I Cavalieri accorsero a rinforzo e riuscirono a respingere il nemico. I sultani turchi Orhan e Murat avanzarono, occupando territori greci e minacciando di annientamento l’Impero Bizantino. L’Occidente si spaventò e il “papa Innocenzo VI, negli anni del Gran Maestro P. de Corneillan (1353-1355), fece pressione senza successo affinchè l’Ordine dei Giovanniti trasferisse la sua sede a Smirne e iniziasse operazioni di guerra diversive in Asia Minore.

Con l’allenza degli Inglesi e di Cipro, nel 1365 i Cavalieri entrarono di sorpresa ad Alessandria, distruggendo la flotta egiziana e incendiando la città. Nel 1367 i Cavalieri ripetettero l’ardita impresa e colpirono basi navali musulmane di Alessandria, di Laodicea, di Torlosa e di Tripoli. La lotta accanita tra Occidentali e Musulmani continuò per tutta la seconda metà del XIV secolo nel Mediterraneo orientale. I Cavalieri parteciparono a quasi tutte le operazioni di guerra. Nella battaglia di Nikopolis, nel 1396, in cui Bayezid sterminò il fiore dell’esercito francese, tedesco e ungherese, a capo dei Giovanniti c’era Philibert de Naillac, che a stento salvò la vita (verrà eletto Gran Maestro dopo poco tempo).

Nel 1402, in seguito a lotte sanguinose e un duro assedio, Smirne cadde nelle mani di Tamerlano. I Cavalieri costruirono un castello vicino all’antica Alicarnasso(Petroumi), dedicato al nome dell’Apostolo Pietro. Così, avendo da un lato il castello di Coo e dall’altro Petroumi, i Giovanniti controllavano lo stretto che si trova in mezzo ad essi. Prima che cadesse Smirne e che fosse costruita Petroumi, ai Cavalieri si presentò l’occasione di comprare i possedimenti del Despotato di Morea. Speravano che, prendendo il Peloponneso e fondando lì un potente stato, sarebbe stato possibile a loro e più in generale alle potenze occidentali impedire l’espansionismo turco. Le trattative con il despota di Morea, Teodoro iniziarono a Mistrà nel 1399, ma alla fine il progetto non fu realizzato perchè anche i capi laici greci e il popolo stesso reagirono, alcune volte anche con violenza, contro ogni idea di annessione del Peloponneso allo stato cavalleresco. Le trattative cessarono nel 1404 e ogni ulteriore azione fu sospesa. Mentre nella prima metà del XV secolo era iniziata l’agonia dell’impero bizantino e venivano fatti inutili tentativi per radunare tutte le forze cristiane contro i Turchi, Rodi subiva ripetuti attacchi dai Musulmani. Il nemico provava le sue forze, imparava la tattica dei Giovanniti e si preparava per il colpo finale. Anche il potente Egitto ambiva ad eliminare i Cavalieri, che depredavano le sue navi dando colpi micidiali allo sviluppo del commercio. Nel 1440 la flotta egiziana prese Castellorizo e assediò Rodi e Coo. Alla fine però il pericolo fu allontanato. Seguì un nuovo attacco nel 1444, ma nel 1445 fu firmato un trattato di pace con l’Egitto e venne effettuato lo scambio dei prigionieri.

Nel 1453 doppo la caduta della capitale Bizantina Costantinopoli nelle mani degli Ottomani i cavalieri cercarorono di rafforzare le loro fortificazioni quanto meglio potevano, di fortificare i castelli nell’entroterra e nelle altre isole del loro stato e di rifornirsi di viveri e armi.

Vari decreti definirono, almeno in linea generale, il piano di difesa della città e del paese. Nel 1465 il Gran Maestro Zacosta decise le posizioni che le varie lingue avrebbero difeso in caso di attacco nemico. Nel 1474 G.B. degli Orsini e nel 1479 P. d’Aubusson stabilirono in quali castelli si rifugeranno gli abitanti dei villaggi di Rodi quando il nemico colpirà. Aspettando il grande attacco, i Cavalieri fecero ciò che poterono per guadagnare tempo. Nel 1455 una loro delegazione va ad Adrianapoli per negoziare un trattato di pace con Mehmet II il Devastatore. Questi però chiede loro 2.000 ducati all’anno come tassa di sottomissione. In seguito al rifiuto dei Cavalieri, una squadra navale degli ottomani attacca nel 1456 le isole di Kos e Symi. Nel 1457, saccheggiano di sorpresa Archanghelos, villaggio sulla costa est di Rodi. Anche le isole di Tilos, Nissiros, Leros e Calimnos, subiscono incursioni. Il Gran Maestro trasferisce gli abitanti delle isole minori a Rodi, da un lato per salvarli e dall’altro per meglio rinforzare la difesa dell’isola concentrandovi tutte le unità in grado di combattere.

A questa situazione di strangolamento che si era venuto a trovare lo stato cavalleresco, si aggiunsero anche i conflitti con la Repubblica di Venezia. I rapporti delle due potenze marinare, Rodi e Venezia, non erano mai stati troppo buoni, ma si erano sempre mantenuti nei limiti della tolleranza e spesso, soprattutto nel XIV secolo, le due potenze avevano collaborato per colpire il comune nemico, i Musulmani. Il loro conflitto iniziò quando morì Giovanni III Lusignano, re di Cipro, e il trono venne rivendicato dalla figlia Carlotta e dal figlio illegittimo Iacopo.

L’Ordine dei Giovanniti appoggiava la prima e il sultano d’Egitto il secondo. Prevalse Iacopo e Carlotta, perduta la sua autorità, si rifugiò a Rodi. Iacopo era appoggiato anche da Venezia, perché aveva sposato la veneziana Caterina Cornaro. Il conflitto scoppiò nel 1460 a seguito della cattura, da parte dei Cavalieri, di due galere veneziane che trasportavano mercanti e merci egiziane. L’ammiraglio veneziano Luigi Loredan arrivò nelle acque di Rodi, saccheggiò le campagne e chiese che venissero liberati i prigionieri e consegnate le merci. Alla fine, dopo vari negoziati, la richiesta dei Veneziani fu accettata e si evitò un’aspra guerra.

Una nuova mossa fu fatta per concludere la pace tra Ottomani e Cavalieri. Gli Ottomani chiesero ancora una volta ai Cavalieri una tassa di sottomissione, condizione che fu respinta poichè inaccettabile. Così entrambe le potenze si stavano preparando al grande scontro, soprattutto dopo la caduta di Mitilene nel 1462. I Cavalieri si trovavano però in una posizione estremamente critica. Infatti l’entroterra di Rodi e le altre isole, immiserite dalle continue incursioni, offrivano ben pochi prodotti agricoli, scarsissimo bestiame e quasi nessuna entrata in denaro. C’era bisogno d’armi, di esplosivi, di viveri, di riparare e rinforzare ulteriormente le fortificazioni della città ed i castelli nell’entroterra e nelle altre isole. Benchè l’Ordine avesse imposto, nel 1462, un’ulteriore imposta del 2% su tutte le merci che entravano nel porto di Rodi, l’imposta della catena, (così veniva chiamata perchè la tassa veniva pagata prima che le navi passassero la catena che bloccava il porto), ciò nonostante non potevano affrontare le spese.

Il Gran Maestro P.R. Zacosta chiese con insistenza e urgenza denaro e uomini ai centri europei dell’Ordine. Nel 1470 anche l’Eubea cadde nelle mani degli Ottomani. Il passo immediatamente successivo sarebbe stata Rodi, se il sultano Mehmet non fosse stato impedito da azioni di guerra in Dalmazia e in Persia. Lo Scià infatti chiese l’aiuto dei Cavalieri.

I preparativi da parte dei Giovanniti continuarono a ritmo costante. Il Gran Maestro G.B. degli Orsini, per il quale l’imminente attacco turco era diventato un’idea fissa, designò i difensori della torre di S. Nicola e della torre del Molo dei Mulini. Costrinse ogni lingua ad ampliare ed approfondire a proprie spese il tratto del fossato che le corrispondeva. La direzione generale dei lavori di fortificazione fu assunta da P. d’Aubusson, che aveva nozioni di ingegneria. I preparativi continuarono con maggior alacrità negli anni in cui quest’ultimo divenne Gran Maestro. Ai provvedimenti per le fortificazioni, le provviste e il rinforzo della difesa con uomini esperti nell’arte della guerra portati dall’Occidente, si aggiunsero i negoziati con i Sultani d’Egitto e di Tunisi per proteggere le spalle di Rodi. Nel 1477 venne concluso un accordo commerciale col primo e nel 1478 un altro col secondo. Nel 1478 arrivò a Rodi Sofianòs, inviato dal principe Gem, figlio di Mehmet II e governatore della provincia di fronte a Rodi, per proporre un accordo ma nessuna delle due parti credeva all’accomodamento pacifico delle disputa. Entrambe cercavano soltanto di guadagnare tempo per ultimare i preparativi.