L’isola di Kos fu teatro di uno dei tanti crimini di guerra perpetrati dall’Esercito Tedesco nei confronti dei militari italiani che, tenendo fede al giuramento prestato, si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. L’isola venne attaccata il 3 ottobre 1943 e le soverchianti forze tedesche sostenute da violenti attacchi aerei, dopo 36 ore di combattimento, costrinsero alla resa i difensori. Circa 3000 dei 4000 militari italiani furono catturati ed ammassati nel castello di Kos senza alcun rispetto delle norme della Convenzione di Ginevra; ai militari britannici catturati fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra.

Dei 148 ufficiali italiani 7 passarono con i tedeschi, 28 riuscirono a fuggire in Turchia, 10 ricoverati in ospedale furono poi trasferiti in Germania, 103 furono fucilati. I corpi di 66 ufficiali, dei quali 42 riconosciuti, vennero ritrovati in 8 fosse comuni.

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