Nel corso di una spedizione condotta congiuntamente da ricercatori dell’Università di Rhode Island e del Centro Elenico di studi marini sono stati raccolti dati che provano che la tremenda eruzione di Thera, che nel 1600 a.C. circa ha devastato l’isola di Santorini, è stata molto più imponente di quanto ritenuto. La vasta e catastrofica eruzione ha portato la distruzione della civiltà Minoica e sembra avere fornito l’ispirazione a Platone per la storia dell’Atlantide.

Finora – basandosi sul materiale vulcanico rinvenuto a terra – si stimava che l’eplosione del vulcano avesse proiettato nell’ambiente circostante circa 39 chilometri cubi di magmi, ceneri e rocce, ma la scoperta che i depositi di pomici e ceneri vulcaniche si estendono sul fondale marino, con uno spessore compreso fra i 10 e gli 80 metri, per una distanza di 20-30 chilometri attorno a Santorini in tutte le direzioni, richiede una revisione delle stime.

I calcoli fanno così aumentare a 60 km2 di materiale disperso dall’eruzione del Thera, che viene così a essere, per dimensioni, la seconda eruzione di cui l’uomo abbia traccia. La prima è quella del Tambora avvenuta nel 1815, la cui esplosione eiettò circa 100 chilometri cubi di materiale. Thera ha eruttano numerose volte nel corso degli ultimi 400.000 anni, quattro delle quali hanno portato al progressivo “smantellamento” dell’isola, fino alla forma attuale.

Secondo alcuni scienziati, fu proprio l’eruzione di 3600 anni fa, e lo tsunami che si deve essere verificato in conseguenza ad essa, a provocare il crollo della civiltà minoica. Nel corso della spedizione, coordinata dai vulcanologi Haraldur Sigurdsson e Steven Carey è stato anche esplorato il vulcano sottomarino di Colombo che, posto a cinque chilometri da Thera, fa parte dello stesso complesso vulcanico, scoprendo anche un vasto campo di sorgenti idrotermali a 220 gradi C.