Le diffese

Il castello di Rodi è rimarchevole da molti punti di vista. È un fenomeno raro, se non unico, che un grande complesso abitativo medievale si sia conservato quasi integro, con la fortificazione, la struttura urbanistica, gli edifici pubblici, le chiese e le abitazioni. Viaggiatori medievali ritenevano Rodi inespugnabile e l’ammiravano per la sua potenza. Era per loro l’ultimo baluardo della Cristianità e dell’Occidente. Le sue fortificazioni, quelle che si sono conservate, appartengono esattamente a quell’epoca in cui l’uso del cannone ha sconvolto l’arte della guerra, e in particolare la difesa. Le vecchie mura comunque non vengono demolite per essere ricostruite secondo i principi di fortificazione, ma ripristinate e rimodernate e così il vecchio si è intrecciato con il nuovo. La sottile cinta muraria che si trovava verso la terraferma, dalla Porta d’Amboise a Nord-Ovest fino alla Torre d’Italia a Sud-Est, è stata rafforzata con terrapieni interni trattenuti da uno spesso muro a scarpa. Il vecchio spessore venne conservato solo sulla cinta interna del Porto Commercio, in corrispondenza della stazione della lingua di Castiglia, e in un tratto verso il golfo di Acandia, dove c’era la postazione della lingua d’Italia. Il fossato venne allargato e sul suo lato esterno venne costruito un alto muro di sostegno. In molti punti le mura furono dotate di scarpe per deviare i colpi dell’artiglieria.

Le torri più vecchie, rettangolari o rotonde, fino all’epoca di J.B. de Lastic distavano alcuni metri dalla cinta ed erano indipendenti, per poter essere isolate in battaglia. Poi però dovettero resistere ai tiri dell’artiglieria e perciò vennero addossate alla cinta. Le torri che si trovano nei punti cruciali per la difesa furono protette all’esterno con bassi antemurali che sporgevano sul davanti della fortificazione principale, aumentando così il raggio d’azione dell’artiglieria. Dall’epoca di P. d’Aubusson venne prudentemente ridotto il numero delle porte verso la terraferma. Le porte eliminate (di S. Giorgio, di S. Atanasio e di Acandia) furono trasformate in vere e proprie fortezze avanzate, secondo i principi allora correnti dei baluardi, in modo da controllare un’ampia estensione della cinta e colpire il nemico sui fianchi. Ma anche le altre due porte (d’Amboise e di S. Giovanni), che non vennere murate e in tempo di pace funzionavano regolarmente, al momento della battaglia, rinforzate com’erano con antemurali, diventavano anch’esse bastioni inespugnabili e micidiali. Venne prestata particolare attenzione al fossato, che restava sempre asciutto e intrappolava il nemico quando vi entrava. Perciò anche le battaglie nei fossati erano particolarmente cruente per il nemico. Basse falsebraghe su tutto il circuito della cinta vomitavano fuoco. Inoltre, in corrispondenza delle posizioni che avevano un fronte più ampio (come le postazioni delle lingue di Inghilterra e di Aragona) erano stati costruiti nel fossato larghi antemurali per far fuoco sul nemico da ogni parte; le grandi torri avanzate di Spagna e di Italia e il baluardo di S. Giorgio disponevano di cannoniere a livello del fossato. Il porto era inizialmente protetto da una sottile cinta con antemurale. Agli inizi del XV secolo il Gran Maestro Ph. de Naillac costruì la torre omonima all’estremità nord-ovest. Nel secondo quarto del XV secolo venne costruita a Nord-Est la Torre dei Mulini, all’estremità del molo ellenistico. Quindi l’entrata del porto da allora in poi fu protetta da queste due possenti torri. Nella stessa epoca venne innalzata anche la torre più importante per la difesa del porto e del lato nord della città, la Torre di S. Nicola.