La città Medievale di Rodi

Per visitare tutta la città medievale di Rodi, che ha una superficie di 800 Kmq circa e dispone di un centinaio di monumenti, è indispensabile avere parecchio tempo e seguire diversi itinerari.

La città medievale, proclamata nel 1988 monumento protetto dall’UNESCO per il suo valore di patrimonio culturale mondiale, si sviluppava attorno al porto più importante dell’isola, allora chiamato ‘Emporiò, protetta da bastioni forti ed imponenti. Durante il dominio dei Cavalieri nella città risiedevano Greci ed una la piccola comunità di Ebrei mentre i Cavalieri occupavano il Castello, centro amministrativo e religioso dell’isola. Questo conteneva edifici di funzioni diverse come l’Armeria, l’Ospedale e, il più importante di tutti, il palazzo del grande Maestro. Costruzioni importanti del castello erano anche le residenze, che contenevano le dimore e le sale di riunioni di Cavalieri della stessa nazionalità.

Iniziamo il nostro primo itinerario dalla porta della Libertà, ricostruita nel 1924. Raggiungiamo la Piazza dell’Arsenale con le rovine del tempio di Venere del III secolo a.C. Di fronte al tempio sorge l’Albergo (Auberge, Residenza) di Overna e alla sua destra l’Armeria costruita dal gran Maestro R. de Pins nel XIV secolo. Procedendo per la via stretta dietro all’Albergo di Overna raggiungiamo una chiesa bizantina del XIII secolo che i Latini trasformarono in propria cattedrale due secoli più tardi e che alla fine diventò moschea sotto il nome Ederùm Tjamì. Oggi la chiesa è restituita alla sua forma iniziale con l’eliminazione delle aggiunte eseguite durante il dominio ottomano. Vicino all’albergo dell’Overna ha inizio la odòs Ippoton (via dei Cavalieri) dalla piazza dell’Ospedale che contiene anche l’Albergo d’Inghilterra. Questo edificio è stato distrutto nel XIX secolo e poi ricostruito sulla sua forma originale. L’Ospedale dei Cavalieri costruito di fronte all’Albergo dell’Inghilterra ospita oggi il Museo Archeologico. La sua costruzione fu iniziata dal Gran Maestro de Lastic, grazie ad una offerta del suo predecessore Fluvian, ma passarono diversi anni fino al suo completamento, avvenuto negli anni del d’Aubusson. Sopra l’ingresso dell’Albergo esiste un rilievo con due angeli che sostengono lo scudo dell’Ordine e sotto il rilievo l’epigrafe della fondazione.

La via dei Cavalieri, aperta nel XV secolo, col suo tracciato rettilineo sembra che segue le tracce di una strada antica. Oggi è affiancata da bellissime costruzioni dell’era dei Cavalieri costituendo un esemplare perfetto dello stile gotico e, più precisamente, delle forme che detto stile creò nella Provenza, la Spagna e l’Italia.

Predendo la strada in salita verso il Palazzo del Gran Maestro, vediamo a sinistra il prospetto settentrionale dell’Ospedale e di fronte a quest’ultimo, l’Albergo della Lingua d’Italia costruito verso il 1519, esempio tipico di dimora cavalleresca, accanto un piccolo palazzo anonimo e subito dopo l’Albergo della Lingua di Francia costruito dai grandi Maestri d’Aubusson e d’Amboise verso la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Questo edificio, il più ricco e decorato di Rodi, costituisce, sembra, solo una parte della residenza della Lingua di Francia. Un vicolo stretto, subito dopo la costruzione, conduce alla chiesa gotica di San Demetrio (1499), costruita sui residui di un tempio rinomato del dio Dionisio, come c’informano le fonti antiche. Tornando sulla via dei cavalieri incontriamo, dopo la via che conduce alla chiesa di San Demetrio, una chiesa piccola con baldacchino in pietra, gotico, e gli scudi del Papa, della Francia e dell’Inghilterra. Subito dopo la chiesa sorge la “cappellania” della Francia cioè la dimora del cappellano dei Cavalieri Francesi e della chiesa sopra descritta. Procedendo arriviamo ad un arco costruito verticalmente alla strada con sopra una costruzione. Dopo l’arco, vediamo a destra, l’Albergo della Lingua di Provenza e di fronte, al lato sinistro della strada, interrotto dall’arco, sorge l’Albergo della Lingua di Spagna, costruito ad intervalli tra il 1421 e il 1512 dai Gran Maestri Fluvian e d’Amboise.

Seguendo la strada a destra della biblioteca Ahmat Hafoùz che sorge di fronte alla moschea di Solimeno, arriviamo nel cuore del quartiere medievale turco, perfettamente conservato. Il quartiere è rimasto inalterato dall’era dei Cavalieri, fino ad oggi, anzi si può dire che gli elementi che costituiscono il suo carattere particolare sono aumentati con il passare degli anni. Le costruzioni più importanti del quartiere turco sono diverse tra cui la moschea Taketji (23), chiesa trasformata del XV secolo, ma moschea del Sultano Mustafà (24) costruita il 1765 ed un’edificio di bagni pubblici (hamàm) piuttosto recente, dove sono stati impiegati abbondanti marmi antichi (25). Procedendo verso sud nel quartiere turco e prendendo un vicolo stretto a sinistra, arriviamo ad una chiesa ortodossa o cattolica, trasformata ugualmente dai Turchi in moschea, della Abdùl-Tjelil Djamì (djamì = moschea). Gli elementi gotici sono datati al XV secolo, ma la costruzione è più vecchia. Vicino alla Porta di Sant’Anastasio, esiste un’altra moschea piccola, ugualmente una chiesa trasformata, il Babù-Mestùd Djami (27), cioè la moschea della porta immurata; questo nome turco fa riferimento ad una favola turca, riguardo alla Porta di Sant’Anastasio. Nel quartiere turco vale la pena di visitare anche il Retjèp Pascià Djamì (28) ad est della Porta di Sant’Anastasio, costruito nel 1588 e decorato con abbondanti ceramiche persiane. Le colonne del portico e della fontana provengono da costruzioni bizantine e cavalleresche.

Più a nord sorge il Pejal el Din Djamì (29), piccola chiesa bizantina affrescata, il Demirlì Djamì (30), la moschea dell’Ibraim Pascià (31) e il Hutai Djamì (32). Il Demirlì Djamì era la chiesa bizantina a forma di croce iscritta. Gli studiosi sono del parere che detta chiesa è stata costruita in sostituzione della cattedrale ortodossa ceduta ai Cavalieri nel XIV secolo e trasformata più tardi al noto Ederùm Djamì del Castello. Le atre importanti moschee sono quella dell’Ibraim Pascià costruita nel 1531, cioé una delle più vecchie costruzioni turche e il Hutau Tjamì, la piccola chiesa dei cavalieri trasformata in moschea. Non lontano dal Hutaj Tjamì sorge la Porta di San Giovanni (o porta Koskinù) (33) che, secondo l’epigrafe bilingue immurata, è stata costruita nel 1457. Alla sua costruzione partecipò il capomastro greco Michele Kuntìs. Sono interessanti gli scudi dei grandi maestri de Milly, Fluvian, Zacosta e d’Aubusson. A nord della porta di San Giovanni incontriamo il Dolaplì Djamì (34), importante chiesa medievale a forma di croce libera, costruita nel XV secolo e di funzione ortodossa, malgrado gli abbondanti elementi gotici che contiene. Partendo dal Dolaplì Djamì e attraversando il quartiere ebraico pieno di dimore cavalleresche in passato, raggiungiamo la Porta dei Mulini (35) aperta verso il porto detto Emporiò; sembra che nel medioevo la porta aveva il nome di Santa Caterina. Seguendo la via parallela alle mura che affiancano il mare, in direzione sudovest, raggiungiamo l’ospedale vecchio di Santa Caterina (36) fondato nel 1392 dal cavaliere italiano Fra Domenico d’Alemagna per offrire ospitalità e cure mediche agli italiani nobili che visitavano l’isola. Non lontano da questo ospedale, al lato destro della strada, sorge il palazzo dell’Ammiragliato (37), dimora in realtà del metropolita (arcivescovo) ortodosso dell’isola, malgrado lo stile gotico della costruzione. L’intera ricostruzione e l’allestimento del palazzo offrono l’immagine completa di una casa rodiota del XV secolo.