Architettura

L’architettura rodiota del periodo dei Cavalieri si divide in due fasi di durata diversa. La prima si estende dal 1309 (anno dell’occupazione di Rodi dai Cavalieri) fino al 1480. Ci sono pochissime costruzioni che appartengono in questo periodo che possono essere riconosciute con sicurezza. Il Primo Ospedale, la facciata dell’albergo della lingua di Spagna, una grande sezione dell’Ospedale Nuovo e, probabilmente, parte di una casa in via dei Cavalieri che porta murato sulla facciata il blasone del Gran Maestro H. de Villeneuve.

Tempo addietro si pensava che che una parte del piano terreno del Palazzo del Gran Maestro appartenesse a questa fase. Recenti ricerche hanno però dimostrato che nel suo insieme è stato costruito in epoca bizantina.

La seconda fase edilizia inizia nel 1481 e termina con la caduta di Rodi nelle mani dei Turchi del 1522. I bombardamenti subiti dalla città durante il grande assedio dei Turchi nel 1480 e il violento terremoto del 1481 distrussero una gran parte dell’abitato più vecchio. Per la ricostruzione degli edifici pubblici e privati e per la rimozione e rinforzo delle fortificazioni ebbe inizio un’intensa attività edilizia che durò quanto il dominio dei Cavalieri. La maggior parte delle costruzioni conservate fino ad oggi risale a questo periodo.

È quasi certo che dal XIV secolo l’architettura laica rodiota abbia adottato la tipologia dell'Europa occidentale. Pochissimi sono gli elementi che paiono provenire da Bisanzio e più in genere dalla tradizione architettonica del Levante. Viene utilizzato il tufo giallastro locale, in apparato isodomico. Nel VIV secolo, continuando la tradizione bizantina rodiota, vengono usati grossi blocchi di tufo di circa 0,50 m. di altezza. Nelle giunture verticali ed orizzontali, sono inseriti pezzi di tegole.

Nel XV secolo, in particolare verso la fine e gli inizi del XVI secolo, i blocchi hanno un’altezza di 0,20 – 0,22 m. e sono connessi così bene tra loro che, almeno in certi casi, è difficile distinguere le giunture. Gli edifici di regola sono a due piani. Il piano terreno è adibito di solito a magazzino, con soffitto a volta (non sono esclusi talora quelli coperti da soffitti piani di legno), con ingresso direttamente sulla strada. Al piano superiore si trovano gli alloggi, che sono di solito con tetto a terrazza, come nelle regioni meridionali della Spagna, Francia, Italia, in tutto l’Egeo e l’Oriente. Un cortile si apre al centro, di lato o dietro l’edificio. Soltanto nell’Ospedale Nuovo riconosciamo un tipo architettonico che ha le sue radici in Oriente. Suoi modelli sono gli Ostelli Bizantini, i monasteri e i caravanserragli, dove il cortile centrale era circondato da portici a due piani.

Alcuni edifici erano decorati internamente con affreschi. Recentemente in una casa in via Gavalà, nel quartiere della Giudecca, sono stati scoperti i resti di una pittura murale. Il viaggiatore belga Rottiers, nel 1826, aveva visto un grande affresco in una casa del Collachio che rappresentava la mitica lotta del Gran Maestro D. de Gozon con il drago. Si è conservata infatti una maldestra copia di questa fatta dal pittore Witdoeck che accompagnava il Rottiers. Nel Palazzo del Gran Maestro, ma anche in altre case di ricchi, i muri di alcune sale erano decorati da arazzi provenienti dall’Occidente. D’altra parte si è conservata la meravigliosa decorazione pittorica del soffitto di legno della Castellania ed anche alcune tracce della decorazione dell’Ospedale Nuovo, dell’Ospizio di S. Caterina, dell’Ammiragliato e di altri.

Esistono degli indizi che mostrano che fino alla metà del XIX secolo la rete urbanistica medievale di Rodi era stata alterata di ben poco. Fino ad allora erano state fatte soltanto alcune aggiunte di edifici, in particolare sul mercato. Anche le fortificazioni conservano la loro funzione originale, senza aggiunte di edifici ad esse estranei.

Tuttavia i grandi terremoti del 1851, 1852, 1863, nonchè l’esplosione di S. Giovanni del Collachio del 1856, distrussero una gran parte della città e crearono i presupposti per alterazioni, anche dal punto di vista urbanistico. L’importanza difensiva delle fortificazioni, ormai minima se non del tutto inutile, permise addirittura la costruzione di grandi edifici a più piani sopra di esse.

L’amministrazione italiana, in particolare durante il periodo fascista, iniziò il ripristino e il restauro degli edifici medievali e delle fortificazioni. In tutta questa enorme opera però dominò uno spirito di restauro e di purificazione dei monumenti da interventi successivi, che spesso non erano documentati e così la storia degli edifici non fu esattamente rispettata. In un caso almeno l’intervento fu drastico. Venne demolito un intero quartiere attorno al Palazzo del Gran Maestro e ad est di esso, per realizzare dei giardini e riportare alla luce i resti degli edifici antichi. Comunque, in linea generale, quest’opera non manca di fascino. Dopo l’ultima guerra e le distruzioni avvenute durante i bombardamenti il Servizio Archeologico Ellenico è stato incaricato di ripristinare gli edifici e le fortificazioni e di continuare l’opera di conservazione.